Righe Indie

Leggere righe tra le righe

IL MIO PRIMO CONCERTO settembre 11, 2013

Stamattina, su facebook, il buongiorno me l’ha dato Benty con questo post qui. Pare che Farabegoli abbia cominciato a raccontare del suo primo concerto e quando @disappunto inzia, ecco, non puoi far altro che leggere, stupirti e seguirlo. Oggi però, qui, lo fa Manuela, che tutti conoscono come @manuconta, che è una di quelle persone che si fa amare anche se non ne conosci l’odore dei capelli. Tutti e tre i post sono uniti da pantaloni di pelle rossa, capelli lunghi e cuori cornuti. Insomma, i Litfiba. Gli altri post degli altri primi concerti li trovi sui socialne’.

 

“* Piero Pelù sembra aver segnato la meglio gioventù, almeno di quelli che con la musica in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare, e senza cantare o suonare.

Avevo 18 anni, anzi, nemmeno, era gennaio, o forse febbraio, li avrei compiuti di lì a poco, c’era del fermento a scuola e degli embrioni di vita politica. Catene dell’amore, collettivi, l’astio verso l’America di Bush.
Non si parlava mai di musica e politica a casa, non si parlava quasi mai di nulla che interessasse noi giovani in realtà, anche se c’erano tre ragazzi su cinque commensali.
Avevo il vinile di El Diablo, l’avevo comprato qualche giorno prima del concerto, lo facevo girare su quello stereo comprato non più di tre anni prima, aveva sostituito tardivamente il mangianastri dove infilavo i due 45 giri di mia mamma, cantava Francoise Hardy. Per anni sono state musicassette di Baglioni e Venditti, non avevo fratelli o amici più grandi che mi facessero conoscere gli Smiths, era una formazione da DJ Television dopo pranzo.
Avevo poche amiche fidate ma al concerto ci andai da sola, presi l’autobus e mi avventurai, non ricordo se di nascosto di mio padre ma con la complicità di mia madre, oppure era già il periodo in cui si era rassegnato alla primogenita che si ribellava alla sua autorità.
Probabilmente tornai a piedi, c’era una salita infinita e non sentii la minima stanchezza.

Avevo la media dell’otto a scuola, non avevo tatuaggi o piercing, non mi vestivo strana, non mi facevo capigliature sparate sulla testa. Ma nel parterre del palazzetto incontrai una della quinta D che aveva tutto questo e mi stava simpatica, era l’unica faccia nota con cui scambiai due parole prima di fiondarmi davanti alla transenna.
Avevo una cotta micidiale per uno che veniva in classe con me, ma erano solo lunghe passeggiate e discorsi sull’andarsene dalla nostra città, era il ragazzo più algido e pazzo che avrei mai conosciuto in vita mia.
I pantaloni di pelle rossi di Piero Pelù mi svelarono un altro orizzonte. Orizzonte che in ogni caso si é sempre fermato davanti al pelo superfluo e all’omo che ha da puzzà.

Ho quarant’anni, non faccio altro che sentir parlare di politica e di musica in tutti i social network che mi ostino a frequentare, vivo da sola per scegliere da me di cosa non parlare.
Non compro più CD da tempo, i vinili li ho persi in qualche scatolone di uno degli innumerevoli traslochi, mi fanno schifo gli emmepitrè, ma ieri ho acquistato un e-book.
Ho ancora delle amiche, alcune sono quelle di vent’anni fa, altre si sono aggiunte in modo ancora più morboso alla mia vita. Mio padre se ne andò per una malattia giusto un anno dopo quel concerto, non ho mai scelto per me uomini che lo potessero sostituire.
Non mi sono laureata, non ho una carriera davanti, non ho grandi ambizioni se non conservare questa inattesa serenità inseguita per decenni. Non ho nemmeno grandi rimpianti, forse quello di non aver imparato bene a suonare uno strumento.
Sul sesso non la penso più come quand’ero minorenne, si può stare bene anche senza l’amore della vita, basta avere la fortuna di trovare una bella sintonia e del reciproco rispetto. Anche con un tappetino di peli sul petto.

Di quel concerto del ’91 ricordo che cantai, che mi emozionai, che ballai davanti al palco. Fortunatamente sono cose che riesco a fare ancora oggi”.

 

One Response to “IL MIO PRIMO CONCERTO”

  1. […] “Avevo una cotta micidiale per uno che veniva in classe con me, ma erano solo lunghe passeggiate e discorsi sull’andarsene dalla nostra città, era il ragazzo più algido e pazzo che avrei mai conosciuto in vita mia. I pantaloni di pelle rossi di Piero Pelù mi svelarono un altro orizzonte. Orizzonte che in ogni caso si é sempre fermato davanti al pelo superfluo e all’omo che ha da puzzà.” Manuconta […]


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