Righe Indie

Leggere righe tra le righe

un brutto post sulla gente morta maggio 8, 2012

Filed under: Righe — righeindie @ 8:25 am
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Le canzoni passano di moda, i gruppi indiepop cadono nel dimenticatoio e tu speri ardentemente che Gene Gnocchi non inciampi nella capsula per il sonno criogenico – per intenderci, quello di Futurama – ché se no, tra vent’anni, ci propineranno, per l’ennesima volta, Meteore con la figa di turno e i gruppetti di oggi e lì a dire ai tuoi figli “sì, io li ascoltavo”. Invece, i grandi gruppi non lasciano mai le tue orecchie, ma ti scuotono quando vanno via davvero. Rimangono le canzoni, il ricordo e le onomatopee di un nome, come Yauch, i giochi di parole come in Lhasa de Sela, o il trip che ti sei fatto sui maestri di Etta James, durante l’appello a scuola, chiamandola prima col cognome e poi col nome. Smettiamo di fare battute sulla Houston, come Whitney abbiamo un problema. Ecco, ora non fa ridere, forse non faceva ridere manco prima. Ci incazziamo con la nostra tastiera per non avere gli accenti giusti per scrivere correttamente Cesaria Evora. Non avrà più senso imparare a metterci l’eyeliner come la Winehouse, abbiamo smesso di cercare ragazzi belli e dannati come Cobain o Morrison, avremo difficoltà nel pronunciare Linkous, Reatard e Chesnutt. Sì, sarà colpa del mio inglese o dei lutti che non riesco a metabolizzare. è tutta Gente che non ti è parente, ma che ti ha dato di più di una zia e dei suoi cinquantamila lire alla tua cresima. Siamo tutti invitati a questi funerali, ognuno nelle proprie macchine, nelle camerette senza più poster, su youtube o su tutti i social network o durante una cena tra trentenni. Ritrovarsi e continuare a dire solo “cazzo!”, e sgranare gli occhi, bestemmiare e raccontarsi tutte-quelle-volte-che-c-era-quel-pezzo-lì. Siamo lì, sconosciuti uniti nel dolore, alcuni col rimpianto di non averli visti dal vivo. Essere stati fermati dall’età, dai genitori, dalle distanze e dai soldi, essere stati “Respinti all’uscio”.

Oggi, quando ho messo le cuffiette e ho premuto il tasto play, ho pensato a quanto siamo ricchi pur non avendo mai giocato, al lotto, “il morto che canta”. E che il bambino de Il Sesto Senso ha visto la gente sbagliata.

(è un post di merda che sotto la doccia sembrava un capolavoro, intanto lo posto, poi magari lo continuo, anzi forse lo cancello)

 

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