Righe Indie

Leggere righe tra le righe

Un sicuLo ossimoro marzo 16, 2012

Di Perugia non ho ancora capito la gente, il tempo, i locali angusti dove far suonare le band e l’acustica che, a volte, lascia un po’ a desiderare. Ma quando leggo che i miei gruppi preferiti hanno scelto questa città fredda, spesso, anche in primavera, cancello tutti i pregiudizi che ho accumulato in questi anni e vado. Anche con un taxi. Mentre, la mia vita prende pieghe parecchio diverse da ciò che mi aspettassi, arriva un carico di sicuLezze (sì, con la L) che riempie il Contrappunto Music Club. E se mi concentro sento pure l’odore del Mediterraneo, mi immagino le lampare e tutte quelle cose che riesco a vivere solo per le feste comandate, nella mia cara Isola. Colapesce si presenta per la prima volta al pubblico con Un Meraviglioso Declino, e con una band che si diverte e suona forte, tra cantautorato rock, pop ed elettronico, come non mi sarei mai aspettata. Lorenzo Urciullo indossa una giacca strana che solo dopo si capirà di cosa sia fatta, è vestito di scuro, con delle Adidas linde e vergini, come a dire “da oggi comincia il mio percorso, e tutti i passi che farò per l’Italia cominciano qui e con queste”. Il concerto inizia con Restiamo in casa, e lo si capisce ancora prima di ascoltare le prime note, perché Colapesce indossa un enorme casco da astronauta e canta. Emozionato. Emozionante. Voce spezzata che lo porta a stonare, ma che riprende subito il ritmo e lo stile del suo nuovo incredibile album. Continua con Un giorno di festa e poi Satellite, e il pubblico è già in visibilio, alcuni hanno già gli occhi lucidi, le coppie si scambiano sguardi di intesa e baci appassionati, gli atri sperano che questo momento non finisca mai. Fin quando non si accendono le lucine cucite sulla giacca e parte S’illumina e “piove luce intorno a noi”. La band lo segue alla perfezione e si sorridono tutti lì sul palco. Esplode il cuore alle prime note di Fiori di lana e quel posto, più introvabile dell’Isola che non c’è, dove non cresce l’addio, e la sabbia di quella clessidra che mi porta a continuare a pensare alle mie vacanze estive, che stentano ancora ad arrivare e alla ricerca di un equilibrio stagionale per vivere meglio, provando di tutto, un po’ come narra Quando tutto diventò blu, sesta canzone della serata. Colapesce salta con le sue scarpe bianche e con la chitarra e ogni qualvolta si sente quell’accento siracusano tanto a me caro, si mischia al piacere di tutta una serata che vorrei continuasse infinitamente. Arriva La distruzione di un amore e Sottotitoli e gli occhi dapprima lucidi diventano lacrime, il cantante è quasi sempre con gli occhi chiusi, è come se veramente ci fosse quella lei, lì presente, alla quale chiedere di scappare lontanissimo e l’impossibilità di sfiorarla per quanto vicini. Una supplica che arriva dentro agli astanti, perché nel frattempo non c’è più il solito brusio da concerto, ma è calato un silenzio rispettoso, quasi a volersi alienare da tutto e tutti, e credere solo che quella preghiera sia esclusiva, sia per loro. Credo che quello sia stato il momento in cui ho pensato “eccolo, il meraviglioso declino”. Si spezza tutta quella amarezza con La zona rossa seguita da un’incredibile interpretazione de I barbari. La musica diventa la protagonista, ci si aspetta orde di vandali alle spalle, di essere assaliti da qualcuno o più semplicemente da una realtà sempre più diversa da come avremmo voluto. Diventa tutto più cupo, sarà che sta per finire il concerto, ma si sa che il bis sta per arrivare, e a Perugia in pochi lo chiedono, e non perché l’artista non piaccia, ma è come se fosse una cultura proprio radicata. Questa è una cosa che non capirò mai. Colapesce risale sul palco e in pochi secondi riesce a raggruppare nuovamente tutta l’armonia creata precedentemente, la raccoglie nella sua Oasi e questo sembra davvero “il concerto più bello del mondo”, spero in Talassa, ma arrivano le prime note di Niente più, ed è subito l’anno scorso, dentro le macchine e i finestrini abbassati e la canzone urlata come un canto disperato, “Un grido perso negli acuti di una canzone mai finita” e invece, la serata, termina con L’amore sordo, una canzone che è un quadro di amore e delusione. Ma in questo giovedì sera l’amore si è sentito nella sua totalità. Ed infine, Colapesce ci manda a casa dandoci una degna buona notte con Bogotà, che coinvolge tutto il pubblico con Lorenzo che scende dal palco e siamo improvvisamente i cori di quella traccia, l’ultima che, ascoltando il cd, si aspetta impaziente. come si aspetta il sonno senza pensare di aver perso ancora del tempo. Finisce così uno di quei concerti tanto anelati e che alla fine arriva e comincia proprio con te. L’umana passione di quei musicisti sul palco, la loro empatia, un cantante che sente tutto ciò che canta, anche dal vivo. Un concerto da andare a vedere, anche più volte. Due chiacchiere con Emiliano della 42 Records, una birra non finita per quello stomaco contrito, pieno di parole e di lacrime ingoiate, di gioia e di dolore. Con l’amore spalmato sulla pelle e gli occhi pieni di va-bene-così. Ritorno a casa col taxi. Ritorno a casa diversa.

Foto di MariAlessia Manti

Le altre date di “Un Meraviglioso Declino Tour”

16 marzo 2012 – Bologna – Covo Club
17 marzo 2012 – Copertino (LE) TRIADE
18 marzo 2012 – Bari – Tatì
20 marzo 2012 – Roma – Locanda Atlantide
22 marzo 2012 – Benevento – Morgana
23 Marzo 2012 – Rieti YOUTHLESS CLUB
24 Marzo 2012 – Milano Maledetta primavera @ Magnolia
07 aprile 2012 – Catania – Mercati Generali
15 aprile 2012 – Palermo – Teatro Nuovo Montevergini
20 aprile 2012 – Conegliano Veneto – Appartamento Hoffman
21 aprile 2012 – Torino – Spazio 211
24 aprile 2012 – Pinarella di Cervia (Ra) – Barrumba
27 aprile 2012 – Firenze – Sala Vanni
29 aprile 2012 – Marostica (Vi) – Panic Jazz Club

Altre date saranno annunciate nelle prossime settimane sulla pagina Facebook di Colapesce.

 

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